Riso con pere Abate dell'Emilia, Parmigiano e Prosciutto di Modena
Riso con pere Abate dell'Emilia, Parmigiano e Prosciutto di Modena

Lo si considera troppo spesso solo un condimento, ma chi lo conosce bene lo sa: il Parmigiano Reggiano DOP è il re dei formaggi! Alimento ricco di storia, il suo nome si lega indissolubilmente alla zona tradizionale di produzione, sita tra Parma e Reggio Emilia. Quello stagionato 30 mesi è di una prelibatezza rara ed è privo di lattosio. Questo risotto lo esalta al meglio abbinandolo alla freschezza delle pere Abate e alla specialità del Prosciutto di Modena.


INGREDIENTI

  • 240 g di riso Carnaroli
  • 2 pere Abate
  • 60 g di Parmigiano Reggiano DOP stagionatura minima 30 mesi
  • Sapori&Dintorni Conad
  • 60 g di Prosciutto di Modena
  • 40 g di burro
  • 1 l di brodo
  • olio extravergine di oliva q.b.
  • sale e pepe q.b.


PROCEDIMENTO

  1. In una casseruola, aggiungere un filo di olio e tostare il riso per due minuti.
  2. Bagnare con brodo e continuare la cottura come se fosse un risotto.
  3. Dopo circa 8 minuti, aggiungere le pere tagliate a cubetti e cucinare ancora per 3/4 minuti.
  4. Mantecare a fuoco spento con Parmigiano grattugiato e burro.
  5. Assaggiare e regolare di sale e pepe.
  6. Impiattare aggiungendo il Prosciutto di Modena tagliato a listarelle.


Chef Carlo Molon

Scopro sempre una nuova cucina mescolando quello che ho imparato nei miei viaggi con la cultura del mio territorio.

Executive chef dello Sheraton Lake Como. Carlo Molon è di origini venete e adozione lombarda. Quando può, ama unire le sue due anime nei piatti che prepara. Nelle sue ricette, anche le influenze orientali raccolte durante i suoi viaggi. La cucina, per lui, è una passione trasmessagli dal padre, insieme al quale ha mosso i primi passi verso i fornelli. Caro Molon dice di aver trovato il lavoro ideale, perché gli permette di essere creativo e usare la fantasia ogni giorno. Il suo trucco? Usare poco sale, per dare spazio al sapore degli ingredienti principali, che non sono mai più di tre nelle sue ricette. Il suo metodo? Non nascondere niente, non avere segreti; parlare con i clienti per raccogliere opinioni, consigli e spunti di ogni genere.

Chef Augusto Notaroberto

Essere cuoco è l’arte del creare che si articola in due momenti: quello del gusto, dei sapori a cui si dà vita e poi quello estetico, puramente visivo.

Sommelier oltre che cuoco, chef Augusto Notaroberto porta in tavola tutto il gusto della sua terra, il Cilento. La sua è una cucina semplice, ma ricercata: ogni abbinamento è studiato con cura per dare sempre quel tocco in più ai sapori della tradizione.

Il regno di Augusto Notaroberto è l’Osteria del Notaro, a Ceraso (SA) ed è il mare che lo ispira più di ogni altra cosa. Poi, il Sud Italia in generale, dalla Puglia alla Calabria, passando per la Basilicata. Sono queste le zone che ispirano tanto il suo lavoro.

Chef Beppe Sardi

Cerco di farmi ambasciatore della tradizione piemontese e sono convinto che l'attenzione alla qualità del cibo vada insegnata e divulgata.

Piemontese di Rocchetta Tanaro, in provincia di Asti, il paese del Barbera, Beppe Sardi è stato per più di quarant’anni lo chef del ristorante “Il Grappolo” di Alessandria, dove è approdato dopo aver studiato all’Istituto Alberghiero di Genova ed essere diventato cuoco durante il servizio militare. Mago dei risotti e del Gran bollito misto alla piemontese, provate a chiedere quello che vi pare su una di queste due ricette, Beppe Sardi vi risponderà. Sa anche il numero minimo esatto di chicchi che servono per fare un buon risotto.

Chef Pino Silano

La cucina per me è la cucina di mia nonna. La bassa temperatura? Niente di nuovo, quando ero piccolo lei la faceva già... con la sua stufa a legna!

La sua storia di sapori inizia a Il Giardinetto il 3 marzo del 1988, nel ristorante in cui ha lavorato lo chef che fu suo maestro, da Pino Silano rilevato e gestito per la bellezza di 22 anni. Oggi, Pino fa il cuoco freelance e collabora anche con suo fratello nel panificio Silano, dove ama preparare la grissia monferrina e i grissini stirati a mano (categoricamente a mano) che, alle volte, decide di ricoprire di cioccolata fondente. I primi piatti sono la cosa che preferisce cucinare, abbinati a tutti i sughi della tradizione più italiani che ci siano.