Siracusa - Vergassola
Siracusa - Vergassola

Sul palco del “Grande Viaggio Insieme” a Siracusa, domenica sera 13 maggio intervista insolita tra i soci Conad e un incontenibile, straripante Dario Vergassola, con scambi di battute, che parevano davvero dei brillanti scambi di scherma tra il comico e i personaggi. Un ping-pong senza fiato, che ha divertito il numeroso pubblico accorso in piazza.

Subito, preso di mira l’oro olimpionico a Londra 2012 (due ori anche ai Mondiali e 4 agli Europei), il 28enne atleta di Modica Giorgio Avola, etichettato come “Il Conte di Modica”, gran figo acchiappafemmine e “santo patrono della sua città ragusana”.
Pronta e ficcante la stoccata del giovane portacolori delle fiamme gialle con quel suo “Non sono affatto di sangue blu, semmai il riferimento è per la Contea di Modica, dove, forse stanno erigendo un simulacro dedicato a me”.

Sotto il torchio della gustosa ironia vergassoliana ci finisce anche Manfredi Barbera, titolare dell’omonima azienda che in alcune zone della Sicilia occidentale produce l’olio (“l’olio della pace”), e che finalmente si è deciso, dopo una gioventù un po’ hippy perché spesa a viaggiare il mondo e che gli ha permesso di imparare tre lingue, a proseguire la passione avviata dal bisnonno Lorenzo – schermidore di successo a Parigi davanti al compiaciuto re Umberto I (in quell’occasione gli ha donato un orologio a cipolla in argento con schema sabaudo) - , e il cui padre ha fatto anche la comparsa nel film “Il Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa.

“La mia Università è stata girare il mondo, ho vissuto in Himalaya per un anno intero” ha ribattuto Manfredi, compiaciuto di sé “e così sono riuscito a internazionalizzare la mia impresa, i miei collaboratori, con i quali si respira il clima dell’azienda a conduzione familiare. Sì, è vero, per non perdermi le vacanze al mare, ogni anno trovavo il modo per farmi licenziare da papà, ma, poi, mi riallineavo ai primi di settembre e tornavo a dare una mano all’azienda”.

Spremuto ben bene, come le sue arance tardive ed ovali della Valle dell’Anapo anche Michele Miceli, professore di francese trovatosi improvvisamente a dover portare avanti l’impresa di Sortino, di cui è a capo, e che grazie anche alla sua passione ed ingegno è riuscito a rivalorizzare i tanti aranceti ed i territori connessi, che ormai rischiavano di sparire, anche perché fino ad allora solo commercializzati a Napoli (le arance, dopo la guerra, addirittura venivano “aggrottate”, mantenute cioè fresche, all’interno delle grotte, delle caverne, che sorgevano in maniera naturale nella penisola sorrentina).

Il ringraziamento dell’ex insegnante di lingua transalpina è andato subito a Conad ed alla Camera di Commercio. Senza il loro intervento non si sarebbe rimessa in moto l’azienda, e non si sarebbe recuperato il paesaggio di quelle parti (bellezza che entra e che si ricrea), ridotto a rovi e a muri cadenti, ed anche la Necropoli di Pantalica, creando un vantaggio alla comunità ed un interesse storico-culturale rilevante.

Per il Presidente Conad Sicilia Salvatore Abbate, Avola è un’eccellenza della Sicilia, un motivo di grande orgoglio per l’isola.

Lo sciabolista di Modica, amante di Eric Clapton e non passibile della legge spolveratagli da Vergassola, quella che vuole che chi di spada ferisce di spada perisce solo perché lui tira solo di sciabola non ha perduto l’occasione per ricordare gli alti costi della sua disciplina sportiva, affrontati grazie a Conad, la quale gli ha dato la possibilità di esibirsi in diverse pedane del mondo, di crescere, di confrontarsi con altri atleti di altre parti e scuole sciabolistiche del mondo, di proseguire nello sport amato e condiviso assieme all’altra sua grande passione, quella per le moto d’epoca trasmessagli dal padre (“La mia Modica è l’unica provincia in Italia senza un km di autostrada”).

E, in chiusura, il Presidente Conad Sicilia, Salvatore Abbate, da ospite visibilmente felice della serata, ringraziando il numerosissimo pubblico, non ha accolto, da buon ex salumiere, l’assist pennellatogli da Vergassola, di affettare cioè sul bancone della propria azienda il campione ragusano, una volta appesa la propria arma al fatidico chiodo.